DANIELE REBOSIO SI RACCONTA…

Tutto nasce a Londra. La capitale britannica è stata senza dubbio galeotta”. Daniele Rebosio, Executive Chef del Ristorante del Mercato Orientale sorride e sistema l’ultimo nodo al grembiule prima di iniziare il servizio. “La mia università alberghiera è stato il mondo, le persone le culture. A Genova, luogo in cui la tradizione è forte e ben radicata, ho imparato quali sono i piatti cardine di un popolo intero e della mia terra; tuttavia non esistono solo trofie al pesto. Consideriamo il basilico per esempio, lo usiamo solo per fare il Pesto ma in quante preparazioni può essere usato? Tantissime. Viaggiando ho capito che non è necessario avere taccuino e penna o ricette scritte, è necessario avere una preparazione dietro, una linea guida e una tecnica importante”.

Lei è stato influenzato molto dalle sue esperienze all’estero.
“Spagna mi ha dato tanta fantasia, la Francia molta tecnica e precisione.

Come definisce la sua cucina?
“Bella domanda”. Non mi rivedo in nessuna tipologia, la cucina è molto soggettiva, tuttavia è importante distinguere un prodotto lavorato bene da un prodotto lavorato meno bene”.

Cosa porta al MOG?
“Vorrei portare ai genovesi pietanze che neanche immaginano, che mai avrebbero creduto di assaggiare. Lasciamo perdere l’esotico. Noi abbiamo ingredienti che nel resto del mondo non esistono, quindi per quale motivo non utilizzarli al meglio? Si parlerà di emozioni, si parlerà di esplosioni in bocca. C’è sempre da ricordare che una cucina non è composta da una semplice figura bensì da una brigata. Per questo ho scelto tutte figure giovani, tutti con esperienze all’estero; questo per riuscire a introdurre ancora qualche pizzico in più di novità”.

Lei ha detto di concepire la cucina come una lingua.
“Tramite la cucina si possono raccontare storie, avventure; si possono vivere emozioni, ricordi del passato, di piacere, di quando si era piccoli o un odore che usciva sempre dalla cucina della mamma. Trasmettere una specie di sentimento. La cucina è un po’ come la musica, ecco. In una band musicale, se tutti sanno suonare i propri strumenti, vanno d’accordo tra loro e hanno gli stessi gusti musicali, sicuramente il prodotto finale avrà un riscontro positivo, che piaccia o meno, ci sarà sicuramente una fascia di pubblico che lo ascolterà. La cucina è uguale. Detto ciò spero di essere ascoltato dal giusto pubblico”.